UN’ ALTERNATIVA AL LAVORO TRADIZIONALE: IL VOLONTARIATO.
Pubblicato da Destiny
Secondo le più recenti statistiche un italiano su quindici è impegnato in attività volontarie. Si registra, dunque, una sensibile crescita dell’impegno sociale profuso dai cittadini di ogni ceto e condizione a titolo assolutamente volontario e gratuito.
E’ stato calcolato che lo Stato italiano, grazie all’opera capillare ed efficiente del volontariato, risparmia ogni anno circa otto milioni di euro.
Per riuscire a descrivere in modo esauriente il complesso tema del volontariato, è indispensabile innanzitutto superare le vecchie concezioni che, ancora fino a qualche decennio addietro, collegavano gli interventi volontari ad arcaiche forme di pietismo o di assistenzialismo.
Al contrario, nell’attuale contesto storico, in una società occidentale caratterizzata sempre di più da una progressiva divaricazione tra fasce sociali opulente e sacche di emarginazione e povertà, il fenomeno del volontariato è la manifestazione della crescita della sensibilità individuale e collettiva verso chi ha bisogno di aiuto morale e materiale, verso chi subisce in prima persona le enormi contraddizioni della società.
Il volontariato si pone in una posizione di costante ed attiva collaborazione con le istituzioni pubbliche assumendo i ruoli che la Costituzione ha riservato ai corpi intermedi ed alle associazioni di cittadini.
Le dimensioni in cui attualmente si articola il volontariato sono fondamentalmente due: il volontariato sociale ed il privato sociale.
La prima dimensione è collegata alla sensibilità ed alla solidarietà della gente nei confronti di chi ha necessità di interventi che, al di là delle tradizionali forme assistenzialistiche, siano mirati, globali e connotati da elevata professionalità.
La seconda dimensione si è andata progressivamente affermando negli ultimi decenni e si articola in quattro grandi filoni che, pur nella loro specificità, talvolta si intersecano e si integrano fra loro:
- le associazioni di volontariato propriamente detto che hanno come finalità il servizio gratuito rivolto ai vari settori dell’emarginazione;
- le tradizionali istituzioni private non a scopo di lucro che gestiscono particolari servizi sociali e che, sia nella legislazione nazionale che in quelle regionali, sono tenute distinte dal volontariato tipico;
- l’associazionismo (ACLI, AGESCI, ARCI, ecc…) che si rivolge ai propri membri per assicurarne la tutela o la crescita psico-fisica e culturale;
- le nuove associazioni che si costituiscono in soggetti giuridici in forma di associazioni di fatto o come cooperative per gestire specifici servizi.
Il volontariato ha queste caratteristiche:
- intende restituire ad ogni cittadino la possibilità di intervenire personalmente per migliorare le condizioni generali del vivere sociale;
- si prefigge l’obiettivo di risvegliare il senso della solidarietà nell’ambito di un comune destino sociale;
- svolge un’azione integrativa e spesso anticipatrice rispetto alle istituzioni statali;
- si articola in azioni preordinate e sistematiche che rifiutano l’estemporaneità e si fondano sulla formazione permanente degli operatori.
Con la Legge-quadro sul volontariato dell’11 agosto 1991 numero 226, lo Stato Italiano, riconoscendo il valore e la funzione sociale del volontariato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, ha stabilito i principi cui le Amministrazioni statali e gli Enti locali devono uniformarsi nei loro rapporti con le organizzazioni di volontariato.
La legge ha disposto, inoltre, l’istituzione di appositi registri tenuti dalle Regioni e dalle Province autonome in cui le organizzazioni di volontariato devono iscriversi se vogliono beneficiare di contributi pubblici e godere di agevolazioni fiscali.
Raffaella Calemme
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