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Lavorare oggi

Il mondo del lavoro a portata di Blog - Problematiche ed opportunità

Il mondo del lavoro sta cambiando: l’Italia dei Precari

l’Italia dei Precari

In Italia è in continuo aumento il popolo dei precari. Sì, coloro che “campano” attraverso contratti a termine, collaborazioni, co. co. pro, lavori interinali. Il fenomeno sta dilagando rapidamente in tutti i settori: dagli avvocati ai vigili del fuoco, dagli infermieri ai giornalisti, dai ricercatori universitari a i rilevatori dell’Istat che compiono le ricerche sul precariato (sembrerebbe una barzelletta). Cifre si riscontrano anche nel mondo dello sport dilettantistico, gli atipici infatti sono circa l’84 %.

Non è semplice quantificare il fenomeno. Sulla base di un rapporto dell’Osservatorio permanente sul lavoro atipico, nato dalla collaborazione tra Nidil-Cgil, Ires e La Sapienza, i lavoratori parasubordinati nel 2006 erano oltre un milione e cinquecentomila. Ma se a questi lavoratori aggiungiamo i contratti a termine e altre forme di lavoro a tempo, oggi arriviamo a circa cinque-sei milioni di precari.

Si tratta del 13-15 % dei lavoratori italiani. Un dato destinato a crescere ulteriormente se si considerano anche i nuovi assunti. Solitamente per ogni tre assunti, due sono atipici.

Secondo l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale, meglio conosciuto come Isfol, il contratto atipico viene imposto all’ 81 % dei co. co. pro che però, spesso, sono dei dipendenti a tutti gli effetti. A tal proposito il Ministero del Lavoro ha avviato dei controlli antiabusi su novantamila contratti a progetto.

Bisogna poi sfatare un mito, quello che i precari sono tutti giovani. I dati statistici mostrano invece che l’età media dei collaboratori a progetto è di trentasei anni, età in cui molto spesso si ha anche una famiglia, impresa non facile da portare avanti.

A Roma è emerso il “Caso Atesina”: il più grande call center d’Italia è diventato simbolo della lotta alla precarietà. Atesia è il primo call center in Italia per importanza e l’ottavo al mondo.

Riceve circa trecentomila telefonate al giorno e ha quattromila operatori solo nella sede romana di Cinecittà. Già a partire dal 2000 è iniziata da qui la lotta contro la precarietà nei call center.

Un ex dipendente ha affermato che Continua..

L’Agenda: compagna fedele di chi fa Business

L’Agenda: compagna fedele di chi fa Business

Qual è il migliore amico di un manager? Beh, la sua agenda!

E’ importantissimo avere un piano sempre aggiornato dei propri appuntamenti di lavoro e l’agenda ci facilita in questa vera e propria impresa. Inoltre è un ottimo promemoria che ci consente di recuperare in un attimo indirizzi e numeri telefonici.

Bisogna scegliere l’agenda più adatta a noi, dobbiamo imparare ad utilizzarla e a mantenerla sempre aggiornata, in qualunque momento.

In commercio sono disponibili moltissime agende, ma è fondamentale scegliere la migliore per le nostre esigenze. Non è cosa difficile, basta riflettere sul motivo per cui ci serve.

Potrebbe esserci utile l’agenda classica, quella che dispone di pagine molto spaziose, ciascuna dedicata ad uno specifico giorno. Ci permette di registrare tutti gli appuntamenti e ci offre un grande spazio anche per eventuali appunti. E’ semplice da consultare e da conservare. Il limite è forse nella complessità della gestione delle altre informazioni come indirizzi e numeri telefonici.

Vi è poi la cosiddetta agenda organizer. Si tratta di uno strumento più moderno pensato per un uso strettamente personale. L’organizer conserva con efficienza appuntamenti e numeri di telefono. Eccellente anche per pianificare gli impegni, sia nell’arco della giornata che nella settimana. La pecca sta nel fatto che lo spazio a disposizione è spesso limitato e quindi gli appunti devono essere scritti altrove.

Con l’era del computer si è fatta strada l’agenda elettronica, ottima per memorizzare e recuperare nomi, indirizzi, appuntamenti e altre informazioni personali. Il problema è probabilmente nella difficoltà nell’utilizzo poiché le agende elettroniche hanno spesso dei tasti piccolissimi e richiedono perciò una certa pratica.

Dobbiamo utilizzare l’agenda in modo ordinato e meticoloso.

Prendiamo la sana abitudine di consultare e aggiornare la nostra agenda ogni mattina.

Ci servirà per avere ben chiaro, con un rapido sguardo, l’elenco degli impegni che ci attendono. Cancelliamo dalla pagina un compito, dopo che lo abbiamo portato a termine. Non è solo una questione di ordine, pensiamo alla soddisfazione di vedere il nostro lavoro avanzare concretamente.

Dividiamo gli impegni secondo un criterio di importanza. Così, se fossimo in difficoltà, potremmo velocemente decidere su Continua..

NUOVA PROFESSIONE: MANAGER AMBIENTALE

MANAGER AMBIENTALE

La cronaca ce lo conferma ogni giorno: i rifiuti sono un problema per l’Italia.

Eppure, per qualche italiano, potrebbero rappresentare un’occasione per intraprendere una nuova esperienza lavorativa.

Le multiutility, grosse società di servizi ambientali specializzate in raccolta differenziata, smaltimento e riciclo, sono alla ricerca di esperti che sappiano affrontare il problema.

Dal 2004 al 2007 sono stati inseriti oltre trenta giovani laureati e se ne cercano degli altri.

Sono molto richiesti gli ingegneri, ma la chiave del loro successo sta nella specializzazione. A seguito della laurea triennale esistono corsi biennali in ingegneria per l’ambiente e il territorio (sono presenti all’Università di Bologna e a quella di Tor Vergata a Roma) o in ingegneria chimica per lo sviluppo sostenibile (Università di Padova).

Terminato il percorso, diviene necessario un master. Tra i più accreditati ci sono quelli in Gestione e controllo dell’ambiente promosso dalla Scuola superiore di Sant’Anna di Pisa e in Ambiente e qualità della Strategies Business School.

Chi frequenta corsi simili ha maggiori possibilità di assunzione poiché impara ad avere familiarità con i linguaggi e i temi specifici del settore ambientale.

Altre caratteristiche importanti per un manager ambientale sono la capacità di coordinamento dei dipendenti e l’attitudine al problem solving.

I guadagni si aggirano intorno ai Continua..

SI alla carriera… NO ai legami

SI alla carriera… NO ai legami

Era già risaputo che le donne, per far carriera, dovessero rinunciare alla famiglia.

Ma un’indagine mostra che la stessa questione è valida anche per gli uomini. Sono stati analizzati tredici Paesi europei e circa tredicimila persone dall’Osservatorio permanente sul lavoro e ne è emerso che, gli uomini che vogliono far carriera non devono sposarsi, ma restare single.

L’uomo che mira a raggiungere traguardi di successo deve tener lontani matrimonio e convivenza e, perché no, anche il fidanzamento.

I dati hanno evidenziato che la maggior parte degli intervistati ritiene che la solitudine sentimentale sia un vero e proprio acceleratore di carriera.

Senza moglie e figli dalle continue esigenze, insomma senza i classici vincoli familiari, il lavoro risulterebbe più semplice da affrontare. Infatti le decisioni possono essere prese con maggiore calma, è possibile dare una disponibilità lavorativa di 24 ore piene piene, tanto non c’è nessuno pronto a reclamare la nostra assenza di presenza. In questo modo gli uomini possono dimostrare ai propri superiori di avere grandi ambizioni e obiettivi e di riuscire a portarli a termine.

Mostrano il proprio spirito di sacrificio, arma vincente per chi vuole ottenere posizioni di rilievo in un’azienda.

Il mondo dello spettacolo sembra confermare questa tendenza.

Non è sfuggito a nessuno che il legame del presidente della Repubblica francese Sarkozy con la modella Carla Bruni abbia fatto diminuire la popolarità dell’uomo.

Stessa situazione è toccata a divi di Hollywood della portata di Brad Pitt e Michael Douglas. Da quando i due si sono uniti con donne dal grande sex appeal del calibro di Angelina Jolie e Catherine Zeta-Jones, la loro immagine sembra vivere di luce riflessa.

Quest’indagine è la chiara testimonianza di come oggi non capita soltanto alle Continua..

I due mali del nostro Paese: Disoccuppazione e Lavoro Nero

Disoccuppazione e Lavoro Nero

La situazione economica italiana è caratterizzata dal progressivo e, sembra inarrestabile, degrado di tutti i maggiori apparati industriali e dei servizi che hanno sostenuto fino a qualche tempo fa il tessuto socio-economico del nostro Paese.

Si sono diffuse, a tal proposito, le più svariate analisi, sia da parte degli economisti che negli ambienti politici.

La principale tesi ritiene che la crisi presente sia di natura strutturale e non congiunturale, cioè ha come causa una mancata politica di sviluppo di ampio respiro che ha origine fin dai primi decenni del secondo dopoguerra.

Tale crisi si è particolarmente aggravata in questo periodo, in un’epoca cruciale per i futuri assetti politico-economici del vecchio continente europeo, interessato a sua volta da vari squilibri congiunturali, vele a dire da specifiche condizioni destabilizzanti ben evidenziatesi nel tempo.

In una simile situazione, caratterizzata da un’evidente crisi epocale e da un conseguente forte incremento del fenomeno della disoccupazione, emerge ancora una volta l’annosa questione del lavoro minorile.

Da sempre è stato utilizzato come ottimo supporto a buon mercato per le principali attività produttive, soprattutto per quelle che rappresentano la cosiddetta economia sommersa. Parliamo di quel mondo produttivo che sfugge ai censimenti e ai controlli ufficiali e che rappresenta, soprattutto nell’Italia meridionale, la fonte di sopravvivenza per decine di migliaia di famiglie.

Per dare una spiegazione a questo fenomeno va considerato che, praticamente da sempre, il livello di disoccupazione nel nostro Paese è fra i più alti in Europa, non solo a causa della pressoché permanente crisi strutturale dell’intero sistema produttivo, ma anche perché spesso, paradossalmente, sono le stesse richieste di lavoro delle imprese a restare disattese, in assenza di mano d’opera specializzata.

Bisogna, inoltre, sottolineare che l’offerta di lavoro proviene, nella maggior parte dei casi, da persone giovani, anche provviste di un titolo di studio superiore o di una laurea triennale, che però non riescono ad inserirsi nel regime Continua..

Parola d’ordine: “ORDINE”

Parola d’ordine: “ORDINE”

Quante volte entrando nel vostro ufficio la prima esclamazione che vi è balenata nella mente è stata: “Che caos!!!”.

Bene, se vi siete più volte ritrovati in questa situazione, ma anche se non lavorate ancora, e avete comunque una stanza o uno studio che sono sempre a soqquadro, vi consiglio di leggere quanto di seguito.

Tenere in ordine l’ambiente di lavoro, gli archivi e gli scaffali, è sicuramente il modo migliore per evitare spiacevoli inconvenienti e offrire una buona immagine di sé.

Lavorare tra fogli di carta sparpagliati in giro, schedari riempiti alla rinfusa, raccoglitori zeppi di documenti, non è certo il modo ideale per raggiungere i tuoi obiettivi e portare al termine quanto ti è stato assegnato di fare.

Ma non si tratta solamente di una questione di efficienza.

Infatti una scrivania ed un ufficio in ordine sono un segnale positivo per tutti coloro che visitano il tuo ufficio. L’essere è ciò che conta, ma anche l’aspetto esteriore comunica tanto, non dimentichiamolo mai!

Per questo cerca di mantenere sgombro il tuo piano di lavoro così da aver sempre uno spazio libero da usare per il compito di cui ti stai occupando.

Inoltre fai in modo che i cassetti, gli schedari e i raccoglitori siano in ordine e che contengano documenti divisi per argomento, progetto o tipo (la posta divisa dalle relazioni dei colleghi, ad esempio). Così potrai evitare inutili perdite di tempo e vere e proprie cacce al tesoro alla ricerca di chissà cosa!

Prendi l’abitudine di riporre la cancelleria in un unico contenitore. Sembra una cosa futile, ma quante volte hai battuto un pugno sul tavolo dicendo: “Ma dove ho messo la penna?”

Se devi prendere in considerazione molti documenti, sposta la tastiera del computer (puoi semplicemente metterla in piedi su un lato contro il monitor) e vedrai che il piano di lavoro offrirà più spazio per permetterti di consultare tutto.

Ricorda che il modo in cui lavori deve seguire un criterio logico in grado di evitare confusione. Non è poi così difficile! Sono necessari alcuni accorgimenti.

Basta guardare al proprio lavoro come ad una specie di catena di montaggio.

Il lavoro a cui non hai ancora messo mano, grezzo e ancora da elaborare, arriva e si ferma su un lato della scrivania. Dopodichè viene da te osservato, giudicato e poi collocato in un punto dedicato alle pratiche già eseguite.

Al termine della giornata archivia con cura quanto hai prodotto: sarà più facile recuperare informazioni importanti in seguito e, nel contempo, avrai sgomberato la scrivania.

Nel momento in cui ti giunge un nuovo documento giudicane l’importanza e comportati di conseguenza. Se ti pare di rilievo occupatene immediatamente, in caso contrario Continua..

Women unite for women’s liberation! La lunga strada verso la parità.

Women unite for women’s liberation! La lunga strada verso la parità.Oggi si tende spesso ad affermare che la donna ha raggiunto l’uomo. C’è chi, al contrario, ritiene che la strada da percorrere sia ancora tanto lunga.

Certo è che, guardando al passato, la donna la sua strada l’ha fatta eccome.

Negli anni Sessanta uno degli slogan del Movimento di liberazione della donna era “Women Unite for Women’s Liberation! (Donne riunitevi per la liberazione della donna).

La condizione femminile nel mondo occidentale, anche grazie ad ideologie come quella femminista, ha compiuto passi da gigante verso una maggiore consapevolezza individuale e sociale dei diritti della donna, sia in ambito familiare che in un più vasto contesto pubblico, con particolare riferimento al mondo del lavoro.

Si pensi che nell’Europa dell’800, in piena epoca liberal-borghese, agli albori del femminismo, alle donne erano negati il diritto di voto, il diritto d’istruzione, l’accesso alle professioni liberali ed altre fondamentali libertà personali.

Durante la stessa epoca della rivoluzione industriale, pur affiancando l’uomo nel suo lavoro in fabbrica, la donna non riuscì ad emanciparsi completamente, nonostante alcune importanti conquiste sul piano dei diritti civili.

Fu solo con gli anni Sessanta che si andò progressivamente affermando il principio della parità dei sessi in senso socio-culturale: il movimento di liberazione della donna auspicò altresì il contemporaneo Continua..

Errare è umano … Chiedere SCUSA è la giusta soluzione

Errare è umano … Chiedere SCUSA è la giusta soluzione

Errare è umano.

Si sa, gli errori sono sempre in agguato, proprio per questo nessuno dovrebbe avere la presunzione di ritenersi infallibile.

Ammettere le proprie responsabilità e colpe è indice di sensibilità e intelligenza, oltre che di crescita personale e anche professionale.

Dimostrare il proprio rammarico verso coloro che sono stati da noi danneggiati non è cosa facile, ma lo si deve fare nel momento in cui ci rendiamo conto di aver avuto un comportamento non conforme agli standard. Infatti una nostra particolare azione o frase sbagliata, può compromettere il nostro operato, farci perdere un cliente, o comunque mettere in cattiva luce l’azienda presso la quale lavoriamo.

Impara quindi a scusarti per le tue mancanze: è un modo per offrire un’immagine di correttezza e serietà.

Non ha importanza se il danno causato è volontario oppure non l’hai fatto apposta. Chi ne è responsabile deve farsi avanti ed assumersi le responsabilità del caso.

Il momento delle scuse è l’occasione per un esame critico della situazione e per comprendere le ragioni della tua mancanza. Devi chiederti dove e perché hai sbagliato, potrai imparare in questo modo a non ripetere l’errore.

Ti sarà utile per entrare in contatto con i tuoi superiori e mostrare il tuo attaccamento al lavoro. Lo sforzo per una scusa dimostra che per te il tuo lavoro è estremamente importante e che ti interessa svolgerlo nel miglior modo possibile.

Sembrerà paradossale, ma scusarsi per un errore serve anche a conquistare il rispetto e la fiducia degli altri. I tuoi interlocutori, che siano i superiori o i clienti, saranno indubbiamente più disponibili con chi è capace di riconoscere i propri errori.

La prima regola è quella di non perdere troppo tempo a rimuginare sul latte versato.

Meno tempo passa e meglio è. Un comportamento solerte e tempestivo mostra cura e partecipazione verso il proprio lavoro, inoltre offre un’immagine responsabile e onesta della propria persona.

Allora, in primis, è necessario recarsi immediatamente dal danneggiato e mostrargli il nostro più sincero rammarico.

Talvolta il telefono può sostituire la visita faccia a faccia, ma solo in caso di errori minimi o per le situazioni in cui Continua..

Cosa di ipotizzava, alle soglie del nuovo Millennio, sul LAVORO

Lavoro nel mondo ed in ItaliaSiamo già nel 2008. Tante erano le ipotesi alle soglie del nuovo millennio su un tema importante come il lavoro.

Che svolta avrebbe assunto l’attività lavorativa? Questo è stato uno degli argomenti più spinosi e complessi, oggetto delle più svariate interpretazioni.

Ogni nazione ha e ha avuto i suoi problemi al riguardo, anche in relazione a ragioni di carattere storico-culturale e socio-economico, oltre ovviamente a motivi di natura politico-istituzionale.

A livello mondiale i dati prima del nuovo secolo risultavano essere i seguenti.

Sta diventando sempre più conveniente e redditizio sostituire gran parte della mano d’opera, anche specializzata, con macchinari ed attrezzature sempre più sofisticate.

Solo il personale altamente qualificato e disposto a migliorarsi costantemente riuscirà a resistere all’onda d’urto delle innovazioni tecnologiche.

In base ad un rapporto del “World economic forum” e dell’Istituto svizzero per lo sviluppo del management, combinando i livelli d’istruzione, i corsi di formazione e la motivazione al lavoro, si ottiene questa classifica dei primi sette Paesi del mondo:

1° Singapore - 2° Danimarca - 3° Germania - 4° Giappone - 5° Norvegia - 6° Stati Uniti - 7° Austria. Come possiamo notare l’Italia non c’è!

Nel mondo occidentale si avrà una progressiva riduzione degli orari di lavoro, ma i grossi interrogativi sono: gli stipendi resteranno adeguati? Le coperture assistenziali e previdenziali proteggeranno sufficientemente i lavoratori? Il generale riordinamento del Welfare State  (lo Stato assistenziale) creerà situazioni critiche con sacche di povertà e regioni depresse? Si pensi, a proposito del Bel Paese, che cosa potrebbe succedere al già martoriato Mezzogiorno d’Italia.

E’ prevedibile una crescita generalizzata dei servizi, probabilmente più privati che pubblici, almeno in certi settori specializzati.

La scuola superiore e l’Università dovranno collegarsi realmente ed efficacemente al mondo del lavoro per preparare professionisti che, comunque, avranno la necessità di specializzarsi costantemente per evitare di essere espulsi dal mercato occupazionale.

Il lavoro stabile, almeno nei Paesi occidentali, diventerà progressivamente un’utopia. Occorrerà, perciò, sapersi riciclare, “flessibilizzando” la propria professionalità in relazione alle esigenze emergenti. Aumenteranno i “contratti in affitto”, i lavori part-time, il telelavoro (a casa, davanti al computer collegato all’azienda) ed altre forme di lavoro non stabile.

E’ evidente che tali tendenze potranno modificarsi a seguito di precise scelte politiche, sia a livello nazionale che internazionale.

Questo è quanto, a grandi linee, veniva auspicato circa dieci anni fa. A leggere queste righe viene l’impressione che Continua..

eBay ed Drop Shipping: la nuova frontiera del lavoro da casa

Dropship ed eBay

Sono oltre 16000 gli italiani che ormai lavorano, vendono e guadagnano solo grazie ad eBay ed alle vendite online in generale.

Eppure, malgrado ormai sia internet sia alla portata di tutti, si senteno quotidianamente notizie riguardo la disoccuppazione, la difficoltà di trovare lavoro, ecc, ecc

Ma siamo sicuri che manca davvero il lavoro o forse manda l’intraprendenza delle nuove genearazioni? Come mai questi oltre 16.000 persone non hanno usato il loro tempo per mandare curriculum, ma hanno cercato e trovato una buona opportunità per crearsi un’attivita propria ed online?

Lavorare online vuol dire non avere orari, non avere padroni, non avere scadenze da rispettare; vuol dire essere indipendenti ed artefici del proprio futuro.

Mi rendo conto che molto che a volte si preferisce essere dipendenti e non pensare e non avere responsabilità, ecc, ecc… ma è anche vero che andare a fare un lavoro che magari non ci piace, lavorare per 8-10 ore al giorno per poi prendere pochi spiccioli, che si potrebbero guadagnare con qualche ora di lavoro online… beh mi sembra un po’ assurdo.

E’ vero che crearsi un’attività propria online non è facile, ma ultimanente le risorse per imparare sono tantissime e molte anche gratuite e di ottimo livello.

Una di queste è ad esempio un video corso, orami famosissimo sul web, riconosciuto come una vera e propria Bibbia per chi vuole intraprendere un’attività di vendita online ed in special modo su eBay.

Realizzato da Daniele Penna ( che in molti definiscono il “Guru” di eBay e padre del Drop Ship in Italia) il Video Corso “Come diventare un venditore eBay di Successo” in oltre 10 ore di Video Corso totalmente gratuito ti consente di diventare un esperto di eBay e delle vendite online, ma sopratutto di offre possibilità concrete di avviare un’attività indipendente senza investire un centesimo !!

Si!! Hai letto bene… perchè sempre l’autore di questo corso è stato il primo ed in Italia è ancora l’unico ad avere importato ed adeguato in Italia un sistema chiamato DROP SHIPPING il quale ti permette di Continua..

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