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	<title>Lavorare oggi</title>
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	<description>Il mondo del lavoro a portata di Blog -  Problematiche ed opportunità</description>
	<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 11:16:47 +0000</pubDate>
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		<title>Ho un colloquio di lavoro, cosa devo fare?</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 11:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Destiny</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Non si può nascondere che il colloquio sia un momento carico di tensione per il candidato che intende di ricoprire quella posizione tanto sperata e come si sa l’ansia gioca brutti scherzi.
Innanzitutto pensa positivo, se ti hanno chiamato per un colloquio è perché la prima fase della selezione (in gergo lo screening dei curricula) l’hai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/09/colloquio-lavoro-consigli-2.jpg" title="Ho un colloquio di lavoro, cosa devo fare?"><img src="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/09/colloquio-lavoro-consigli-2.jpg" alt="Ho un colloquio di lavoro, cosa devo fare?" /></a>Non si può nascondere che il colloquio sia un momento carico di tensione per il candidato che intende di ricoprire quella posizione tanto sperata e come si sa l’ansia gioca brutti scherzi.<br />
Innanzitutto pensa positivo, se ti hanno chiamato per un colloquio è perché la prima fase della selezione (in gergo lo screening dei curricula) l’hai già superata.<br />
Poi se non lo hai ancora fatto procurati più informazioni possibili sull’impresa che offre il posto.<br />
Il giorno dell’appuntamento arriva puntuale, magari un po’ prima, ma non troppo, potresti agitarti nell’attesa e farti “strani film” non troppo ottimistici.<br />
Vistiti in modo sobrio, senza oggetti troppo appariscenti, ma mantieni comunque un tuo stile personale, ma cerca di non essere troppo anticonformista. Se sei un uomo raditi, mentre se sei una donna, un trucco leggero.</p>
<p>Entra sorridendo e stringi la mano in maniera decisa, il selezionatore<span id="more-48"></span> ti percepirà come una persona sicura di sé. Durante il colloquio dimostra interesse e ascolta, non aver fretta di parlare e quando lo farai, utilizza un linguaggio chiaro, non troppo informale, ma neanche troppo raffinato, potresti apparire altezzoso.</p>
<p>Valorizza le tue competenze, non solo quelle tecniche ma anche quelle relazionali, ma sii sincero, non sbandierare di avere abilità che non possiedi, verranno facilmente smascherate.<br />
Tra le righe avrai già un po’ capito cosa non dovresti fare, ma entriamo più nel dettaglio. Quando ti presenterai non pensare che sia l’ennesimo appuntamento di routine, se pensi così meglio non presentarsi potrebbe verificarsi la cosiddetta “profezia che si auto-avvera”.</p>
<p>Pensa  piuttosto che è arrivato il colloquio che supererai. Non mostrare di essere molto orgoglioso di te stesso, apparirai arrogante. Non sottovalutare né il posto né il selezionatore.</p>
<p>Non avere dubbi su cosa vorresti fare nella vita, ricorda che una domanda tipica che viene fatta è: quali sono i Suoi obiettivi professionali? Non criticare ma ex datori di lavoro o colleghi, penseranno che potresti un giorno parlar male anche di loro.<br />
E infine, anche se è il lavoro della tua vita, quello che da tanto tempo aspettavi, non elemosinarlo, penseranno che se più tu ad aver bisogno di loro, di quanto loro abbiano bisogno di te.</p>
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		<title>Colloquio di lavoro: meglio la bugia o la verità?</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Sep 2008 10:57:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Destiny</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
Gli scaffali delle librerie sono piene di manuali sul perfetto colloquio di lavoro, sulle dritte da seguire, le trappole da evitare, le risposte magiche che garantiranno l’assunzione (ne siamo proprio sicuri?).
Riassumendo, si può affermare che il consiglio fondamentale è quello di vendersi al meglio al selezionatore o al potenziale datore di lavoro, presentandosi come persone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/09/colloquio-lavoro-consigli.jpg" title="meglio la bugia o la verità?"><img src="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/09/colloquio-lavoro-consigli.jpg" alt="meglio la bugia o la verità?" /></a></p>
<p>Gli scaffali delle librerie sono piene di manuali sul perfetto colloquio di lavoro, sulle dritte da seguire, le trappole da evitare, le risposte magiche che garantiranno l’assunzione (ne siamo proprio sicuri?).<br />
Riassumendo, si può affermare che il consiglio fondamentale è quello di vendersi al meglio al selezionatore o al potenziale datore di lavoro, presentandosi come persone competenti, precise, flessibili, desiderose di impegnarsi e assolutamente adatte per quel lavoro.<br />
Ma fermiamoci un attimo a riflettere.<br />
Le situazioni di chi cerca lavoro possono essere sostanzialmente due: o una persona ha bisogno reale, impellente e inderogabile di trovare un impiego, magari perché ha un mutuo da pagare, magari un figlio da mantenere, concrete esigenze <span id="more-46"></span>economiche, insomma, oppure sta semplicemente cambiando lavoro o, per ragioni economiche, può permettersi di aspettare il lavoro giusto.<br />
Nel primo caso, purtroppo, accettare qualsiasi offerta è d’obbligo, ma nel secondo, siamo veramente sicuri che vendersi per ciò che non si è sia la soluzione migliore?<br />
Per un impiego, i selezionatori esigono massima precisione: è giusto vendersi per precisissimi, quando, in realtà, siamo più creativi che rigorosi?<br />
Ed è opportuno, alla fatidica domanda “Mi indichi un suo punto di debolezza” rispondere sempre con l’altrettanto fatidica risposta “Sono testardo, mi impegno troppo, al limite della cocciutaggine”?</p>
<p>Il rischio è quello di venire scelti per un lavoro che non corrisponderà mai ai propri interessi e al proprio carattere, il creativo ad archiviare fatture avrà vita breve, questo è indubbio.<br />
Perciò, forse, a volte è meglio un minimo di sincerità alle domande dei selezionatori che trovarsi poi pentiti di aver accettato un lavoro non consono alle nostre caratteristiche.<br />
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		<title>Cos&#8217;è il colloquio di gruppo e come affrontarlo</title>
		<link>http://lavoro.noiblogger.com/cose-il-colloquio-di-gruppo-e-come-affrontarlo/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Jun 2008 14:51:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Destiny</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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Il colloquio di gruppo è un tipo particolare di colloquio, utilizzato durante la selezione di nuovo personale.
Durante il colloquio di gruppo viene assegnato al team, che di solito non supera i 10 componenti, la discussione di un tema, chiamato anche “case study”, che di solito è un possibile caso aziendale che l’individuo una volta inserito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/06/colloquio-lavoro-gruppo.jpg" alt="Cos’è il colloquio di gruppo e come affrontarlo - 1 parte" /></p>
<p>Il colloquio di gruppo è un tipo particolare di colloquio, utilizzato durante la selezione di nuovo personale.<br />
Durante il colloquio di gruppo viene assegnato al team, che di solito non supera i 10 componenti, la discussione di un tema, chiamato anche “case study”, che di solito è un possibile caso aziendale che l’individuo una volta inserito all’interno dell’azienda potrebbe ritrovarsi a gestire, altre volte invece, si tratta di una situazione immaginaria, di cui vengono fornite informazioni ridotte o carenti, ad esempio spesso viene richiesto di redigere una classifica delle cose più o meno utili da portare con sé in una esplorazione nel deserto o in un viaggio.</p>
<p>Ci sono comunque diversi tipi di esercitazioni, alcune di esse sono dei role playing, prove in cui ad ogni individuo viene assegnato un ruolo. L’individuo dovrà discutere e collaborare e negoziare una soluzione con gli altri partecipanti stando attento a quelli che sono gli interessi della figura che rappresenta, modulando così le richieste di chi ha interessi differenti.</p>
<p>Altre sono delle prove definite in-basket, letteralmente “nel cestino”, queste prove riguardano in genere contenuti attinenti alla professione che il candidato ideale andrà a svolgere.<br />
Questo tipo di colloquio viene di solito tenuto da psicologi, in genere tre per un gruppo di dieci persone.</p>
<p>Gli esaminatori, localizzati ai margini del gruppo, prenderanno appunti durante la prova di gruppo in riferimento al comportamento di ciascun candidato. Gli individui durante queste esercitazioni dopo poco dimenticano di essere osservati dagli esaminatori e si concentreranno con più probabilità sul tema preposto, mettendo in atto il loro naturale modo di agire in una situazione simile. Il tema della discussione e la soluzione del caso è di relativa importanza, verrà invece sondata dagli esaminatori:<span id="more-44"></span><br />
- la capacità di collaborare con gli altri;<br />
- la cooperazione e la capacità di negoziazione per raggiungere l’obbiettivo;<br />
- l’atteggiamento verbale e non verbale del candidato (verrà dedicata una particolare attenzione alla corrispondenza tra comportamento esplicito e linguaggio non verbale);<br />
- la capacità di gestire il tempo predefinito della prova;<br />
-  la capacità di ascoltare le opinioni altrui e saper adeguare le proprie;<br />
- la capacità di leadership, ossia la capacità trovare accoglimento del proprio punto di vista dal gruppo;<br />
- la capacità di analisi della situazione, è importante saper individuare gli elementi fondamentali su cui lavorare;<br />
- la capacità di pianificazione, di delega e di gestione dei rapporti con gli altri componenti del gruppo.</p>
<p>Di solito queste prove si concludono con l’individuazione da parte del gruppo di un candidato che esporrà la soluzione individuata. Anche in questo caso i selezionatori osserveranno le dinamiche attraverso cui il gruppo determina colui che esporrà il lavoro, mentre è relativo che il gruppo individui un candidato piuttosto che un altro.<br />
<strong><br />
Consigli per affrontare queste prove:</strong></p>
<p>-    Collabora: ricordati di prendere la parola, non stare zitto aspettando che siano gli altri a prendere la decisione, i selezionatori non valutano bene le persone poco attive. Non cercare a tutti i costi di portare “l’acqua al tuo mulino” sii piuttosto flessibile e disponibile al compromesso. Proponi comunque soluzioni nuove e valorizza gli altri.<br />
-    Non fingere:  È inutile che cerchi di fingerti leader o estroverso se non lo sei.  Non sai cosa gli esaminatori stanno cercando, magari stanno cercando un individuo che sappia seguire, un follower, da inserire in un gruppo, al cui interno è già presente un leader, pertanto sii come sei perché non puoi sapere cosa stanno cercando e poi se avrai fortuna è possibile che stiano cercando proprio uno come te!<br />
-    Impegnanti: anche se la prova può apparire un gioco, semplice o addirittura ridicola, svolgi i compiti che ti sono richiesti come se il compito fosse reale e fallo in maniera coerente.<br />
-    Non arroccarti sulle tue idee: accetta il confronto, datti la possibilità di sbagliare, contempla anche la possibilità di cambiare opinione.<br />
-    Fai attenzione alle dinamiche di gruppo: ascolta tutti e proponi compromessi tra persone in conflitto, poche queste competenze relazionali verranno molto apprezzate dagli esaminatori.<br />
-    Non uscire dal compito: a volte il gruppo si perde in questioni poco rilevanti per raggiungere la soluzione, se ti accorgi che sta avvenendo una situazione simile riporta le persone sull’obbiettivo.<br />
-    Cerca di avere spirito critico sul tuo comportamento: chiediti perché hai agito in un modo piuttosto che in un altro, dimostrerai di avere capacità riflessive.<br />
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		<title>Possibili domande di un colloquio di lavoro</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jun 2008 14:59:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Destiny</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Colloquio di lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Durante il colloquio di lavoro il selezionatore o il datore di lavoro intende conoscere che tipo di persona è il candidato che ha di fronte e soprattutto se è la persona che sta cercando,quella adatta a ricoprire la posizione vacante. Le seguenti domande possono essere un punto di partenza per riflettere su quali conoscenza, qualità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/06/domande-colloquio-lavoro.jpg" title="Possibili domande di un colloquio di lavoro"><img src="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/06/domande-colloquio-lavoro.jpg" alt="Possibili domande di un colloquio di lavoro" /></a>Durante il colloquio di lavoro il selezionatore o il datore di lavoro intende conoscere che tipo di persona è il candidato che ha di fronte e soprattutto se è la persona che sta cercando,quella adatta a ricoprire la posizione vacante. Le seguenti domande possono essere un punto di partenza per riflettere su quali conoscenza, qualità e capacità personali valorizzare durante un colloquio di lavoro.</p>
<p>Domande personali:</p>
<p>•	Mi parli di lei (domanda fatta per rompere il ghiaccio)<br />
•	quali sono i suoi punti forti?<br />
•	Mi parli dei suoi principali difetti e delle sue qualità<br />
•	Mi descriva la sua giornata di lavoro tra 5 o 10 anni<br />
•	Mi parli di un suo fallimento e del modo in cui è riuscito a superarlo<br />
•	Qual è stato il suo maggior successo?<br />
•	Da quanto tempo cerca lavoro?<br />
•	Qual è il suo lavoro ideale?<br />
•	Mi parli dei suoi rapporti con i compagni di lavoro<br />
•	Quando litiga sul lavoro, di solito, quali sono i principali motivi?<br />
•	Come prende una decisione importante?<br />
•	Di solito cosa fa la sera? E nel fine settimana?<br />
•	Quali libri legge?<br />
•	Che hobby ha?<br />
•	Preferisce lavorare da solo oppure con altri?<br />
•	Ha mai avuto gravi malattie?<br />
•	Cosa ne penserebbe sua moglie/la sua ragazza se accettasse questo lavoro?<br />
•	Perché dovremmo assumere proprio lei?<br />
•	E’ fidanzato? Vuole sposarsi?</p>
<p>formazione ed <span id="more-41"></span>esperienze professionali</p>
<p>•	Riassuma brevemente il suo curriculum vitae<br />
•	Perché ha scelto questo corso di studi?<br />
•	Che materie di studio ha preferito?<br />
•	Mi parli della sua carriera scolastica, è mai stato respinto?<br />
•	Se dovesse ricominciare ora quale corso di studi sceglierebbe?<br />
•	Perché ha accettato l’ultimo lavoro?<br />
•	Cosa pensa del suo attuale datore di lavoro?<br />
•	Cosa pensa dei suoi attuali colleghi?</p>
<p>Lavoro proposto</p>
<p>•	Perché ha scelto la nostra azienda?<br />
•	Che cosa ne pensa di questo lavoro?<br />
•	Quali sono secondo lei i valori e la mission della nostra azienda?<br />
•	Che cosa pensa di avere in più rispetto ad altri candidati?<br />
•	Quanto vuole guadagnare? Quanto guadagna ora?</p>
<p class="akst_link"><a href="http://lavoro.noiblogger.com/?p=41&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_41" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a>
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		<title>DONNE: GESTIAMO LA NOSTRA ATTIVITA’ ON LINE</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Apr 2008 19:57:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Destiny</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Carriera]]></category>

		<category><![CDATA[Donne]]></category>

		<category><![CDATA[internet]]></category>

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		<category><![CDATA[online]]></category>

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		<description><![CDATA[
I numeri non mentono: cresce costantemente la percentuale degli italiani che utilizzano ogni giorno Internet. Ma aumenta ancor di più il numero delle donne che fanno della Rete lo strumento per semplificare la vita quotidiana. Dalla spesa alla banca, dallo shopping all’informazione. 
Per questo il mondo delle banche on line, e più in generale della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/04/donne-online-carriera.jpg" title="GESTIAMO LA NOSTRA ATTIVITA’ ON LINE"><img src="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/04/donne-online-carriera.jpg" alt="GESTIAMO LA NOSTRA ATTIVITA’ ON LINE" /></a></p>
<p>I numeri non mentono: cresce costantemente la percentuale degli italiani che utilizzano ogni giorno Internet. Ma aumenta ancor di più il numero delle donne che fanno della Rete lo strumento per semplificare la vita quotidiana. Dalla spesa alla banca, dallo shopping all’informazione. </p>
<p>Per questo il mondo delle banche on line, e più in generale della finanza on line,  riserva da qualche tempo a questa parte maggior attenzione al fenomeno. Ben consapevoli che le donne su Internet sono esigenti.</p>
<p>L’Osservatorio permanente contenuti digitali, in base a un’indagine realizzata da ACNielsen, ha rilevato come nelle giovani generazioni lo storico gap tecnologico tra uomini e donne si sia completamente annullato. Anzi, tra gli utilizzatori della Rete, l’uso settimanale di forum e blog vede un’incidenza superiore tra le donne giovani (quattordici -ventiquattro anni) rispetto ai loro coetanei maschi, probabilmente perché meglio rispondono a bisogni di confronto e condivisione. </p>
<p>Proprio per questa ragione, in occasione dell’ultima Festa della Donna, il Consorzio Patti Chiari dell’Abi (Associazione Banche Italiane) che riunisce tutte le principali banche italiane ha deciso di inaugurare una sezione del suo sito interamente dedicata all’educazione finanziaria al femminile. Di cosa si tratta? </p>
<p>Business plan per le donne che vogliono diventare imprenditrici e consigli per aumentare le consapevolezza della gestione economica della famiglia. </p>
<p>La donna, non è certo un mistero, ha avuto da sempre un ruolo <span id="more-40"></span>strategico nelle scelte economico-finanziarie di natura quotidiana e di pianificazione della vita familiare. Oggi a questo ruolo si affianca spesso quello di protagonista della vita economica del Paese, dove le donne stanno assumendo sempre più spesso ruoli di primo piano, sia a livello imprenditoriale che manageriale. </p>
<p>Per questo nella sezione del sito Patti Chiari sono disponibili tutti gli strumenti e le informazioni necessarie a guidare le loro scelte di investimento e a gestire e pianificare in maniera adeguata le loro risorse in funzione dei loro diversi obiettivi, siano essi personali, familiari o aziendali. </p>
<p>Far quadrare il bilancio familiare, gestire al meglio il risparmio, comprare casa scegliendo il prestito più adatto alle proprie esigenze, investire sulla pensione, ma anche progettare il business plan per la propria impresa o scegliere gli strumenti più adatti alla propria attività imprenditoriale. </p>
<p>Conoscere nuovi strumenti è nell’era moderna davvero utile. Ad esempio, la firma digitale sta sostituendo sempre più la carta e la penna. E’ una firma elettronica con lo scopo, sia di rendere manifesta e verificare la provenienza di un documento informatico, sia di firmare documenti elettronici autenticando la propria volontà. Oggi è tanto di moda e sempre più utilizzata, assicura il valore legale e l’integrità del documento, oltre all’autenticità della volontà di chi firma.</p>
<p>Questi alcuni dei temi che vengono trattati all’interno della nuova sezione in rosa consultabile all’indirizzo <a href="http://www.pattichiari.it/">www.pattichiari.it</a>.</p>
<p>Inoltre, un elenco di link a siti connessi ad argomenti specifici (come l’imprenditorialità, le agevolazioni fiscali e la vita politica) orienterà le donne nelle loro ricerche su Internet. L’informazione è un fondamentale strumento di conoscenza, necessario non solo per comparare l’offerta di prodotti e servizi finanziari, ma soprattutto per effettuare scelte consapevoli. </p>
<p>Questo strumento è naturalmente anche un formidabile propulsore per un maggiore e migliore utilizzo dell’home banking perché consente di confrontare le migliori offerte e scoprire tutte le potenzialità della finanza in Rete.</p>
<p> </p>
<p><strong>Raffaella Calemme</strong></p>
<p class="akst_link"><a href="http://lavoro.noiblogger.com/?p=40&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_40" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a>
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		<title>SCUOLA, FORMAZIONE E LAVORO: L’ITER DA SEGUIRE NELL’ EUROPA UNITA</title>
		<link>http://lavoro.noiblogger.com/scuola-formazione-e-lavoro-l%e2%80%99iter-da-seguire-nell%e2%80%99-europa-unita/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Apr 2008 11:48:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Destiny</dc:creator>
		
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L’Unione europea ha sempre dedicato una specifica attenzione ai problemi dell’istruzione, consapevole del fatto che investire risorse nella formazione culturale e professionale delle giovani generazioni rappresenta una delle migliori scelte politiche per la progressiva costruzione della Comunità.
A tale riguardo è stato varato il programma denominato “Socrates” che si basa sugli articoli 126 e 127 del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.gemeinde.bozen.it/UploadImgs/3780_Logo_Unione_Europea.jpg?h=120" height="120" width="178" /></p>
<p>L’Unione europea ha sempre dedicato una specifica attenzione ai problemi dell’istruzione, consapevole del fatto che investire risorse nella formazione culturale e professionale delle giovani generazioni rappresenta una delle migliori scelte politiche per la progressiva costruzione della Comunità.</p>
<p>A tale riguardo è stato varato il programma denominato “Socrates” che si basa sugli articoli 126 e 127 del Trattato di Maastricht ed è rivolto agli Stati membri. Approvato il 14 marzo 1995, Socrates si articola in capitoli ed azioni: il capitolo I, chiamato “Erasmus”, è dedicato all’istruzione superiore (post-secondaria in genere) e prevede azioni consistenti nella creazione di programmi e di corsi di dimensione europea, con mobilità di studenti e di docenti e sviluppo di programmi interuniversitari di cooperazione “Pic”. </p>
<p>Il capitolo II consta del programma “Comenius” sull’istruzione scolastica dalla materna alla secondaria superiore ed ha come obiettivi l’elaborazione e l’attuazione di progetti educativi europei (Pee), l’istruzione dei figli di lavoratori migranti, dei lavoratori <span id="more-38"></span>itineranti, di girovaghi e di zingari, nonché l’istruzione interculturale e la formazione permanente per insegnanti ed educatori. Il capitolo III, infine, riguarda le cosiddette misure orizzontali con la promozione dell’apprendimento linguistico (azione Lingua), lo sviluppo dell’istruzione aperta a distanza (azione Iad), lo scambio di informazioni ed esperienze attraverso la realizzazione di una rete europea d’informazioni (Eurydice), un programma di visite ed interscambi per responsabili delle decisioni in materia d’istruzione (Arion) e una rete di Centri nazionali d’informazione sul riconoscimento accademico dei diplomi e dei periodi di studio (Naric).</p>
<p>Per quanto riguarda l’annosa questione dell’orientamento professionale verso il mondo del lavoro al termine della scuola dell’obbligo e dell’istruzione universitaria, è ormai opinione comune che occorre svolgere un’efficace azione di guida, di orientamento e di sostegno nelle scuole di ogni ordine e grado per far sì che gli studenti si applichino ad itinerari di formazione mirati e che consentano loro un futuro, proficuo inserimento nel mondo del lavoro, oggi altamente selettivo e competitivo e nel quale emergono sempre più nuove figure professionali ad altissima competenza tecnico-scientifica (ad esempio, nel campo informatico). </p>
<p>Anche le attività lavorative un tempo ritenute non particolarmente complesse (ad esempio, operaio industriale, meccanico, elettrauto, idraulico…) con l’ampliamento e la specializzazione delle tecniche e di materiali richiedono oggigiorno elevate qualità professionali e la frequenza di periodici corsi di aggiornamento e di riqualificazione.</p>
<p>In questa prospettiva è fondamentale tener presente che il nostro Paese dovrà ancor più entrare in Europa anche e soprattutto nel campo del lavoro e ciò comporta grande specializzazione oltre che disponibilità a migliorarsi costantemente ed a confrontarsi alla pari a livello internazionale. Vi è, altresì, la necessità di flessibilizzare  il mercato del lavoro, cioè adeguarlo di volta in volta, tempestivamente, alle nuove ed emergenti esigenze per sostenere un’adeguata concorrenza. </p>
<p>Con la direttiva 487 del 6 agosto 1997, il nostro Ministro dell’Istruzione ha indicato chiaramente le strade da percorrere affinché le attività di studio possano condurre i ragazzi verso il lavoro dotati di una adeguato patrimonio non solo di conoscenze teoriche ma anche di tecniche operative.</p>
<p>La direttiva, infatti, evidenzia l’importanza di sviluppare iniziative di studio-lavoro, di esperienze nel campo sociale, della cultura e del volontariato e, in particolare, ritiene necessario anche fornire specifiche conoscenze dei vari settori produttivi e delle diverse figure professionali, illustrare le offerte di qualificazione professionale e le opportunità di lavoro, promuovere le competenze e le capacità imprenditoriali per lo sviluppo del lavoro autonomo, organizzare i tirocini di orientamento. </p>
<p>In conclusione, se il lavoro rappresenta la risorsa più importante per lo sviluppo di una società ad altissima specializzazione tecnologica e basata sui processi di trasformazione e sull’export-import di beni e servizi, l’istruzione e la formazione professionale si collocano come fondamentale fattore di sviluppo.</p>
<p> </p>
<p><strong>Raffaella Calemme</strong></p>
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		<title>UN’ ALTERNATIVA AL LAVORO TRADIZIONALE: IL VOLONTARIATO.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2008 19:34:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Destiny</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Volontariato]]></category>

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Secondo le più recenti statistiche un italiano su quindici è impegnato in attività volontarie. Si registra, dunque, una sensibile crescita dell’impegno sociale profuso dai cittadini di ogni ceto e condizione a titolo assolutamente volontario e gratuito.
E’ stato calcolato che lo Stato italiano, grazie all’opera capillare ed efficiente del volontariato, risparmia ogni anno circa otto milioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/04/volontariato-lavorare.jpg" title="UN’ ALTERNATIVA AL LAVORO TRADIZIONALE: IL VOLONTARIATO."><img src="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/04/volontariato-lavorare.thumbnail.jpg" alt="UN’ ALTERNATIVA AL LAVORO TRADIZIONALE: IL VOLONTARIATO." /></a></p>
<p>Secondo le più recenti statistiche un italiano su quindici è impegnato in attività volontarie. Si registra, dunque, una sensibile crescita dell’impegno sociale profuso dai cittadini di ogni ceto e condizione a titolo assolutamente volontario e gratuito.</p>
<p>E’ stato calcolato che lo Stato italiano, grazie all’opera capillare ed efficiente del volontariato, risparmia ogni anno circa otto milioni di euro.</p>
<p>Per riuscire a descrivere in modo esauriente il complesso tema del volontariato, è indispensabile innanzitutto superare le vecchie concezioni che, ancora fino a qualche decennio addietro, collegavano gli interventi volontari ad arcaiche forme di pietismo o di assistenzialismo.</p>
<p>Al contrario, nell’attuale contesto storico, in una società occidentale caratterizzata sempre di più da una progressiva divaricazione tra fasce sociali opulente e sacche di emarginazione e povertà, il fenomeno del volontariato è la manifestazione della crescita della <span id="more-36"></span>sensibilità individuale e collettiva verso chi ha bisogno di aiuto morale e materiale, verso chi subisce in prima persona le enormi contraddizioni della società.</p>
<p>Il volontariato si pone in una posizione di costante ed attiva collaborazione con le istituzioni pubbliche assumendo i ruoli che la Costituzione ha riservato ai corpi intermedi ed alle associazioni di cittadini.</p>
<p>Le dimensioni in cui attualmente si articola il volontariato sono fondamentalmente due: il volontariato sociale ed il privato sociale.</p>
<p>La prima dimensione è collegata alla sensibilità ed alla solidarietà della gente nei confronti di chi ha necessità di interventi che, al di là delle tradizionali forme assistenzialistiche, siano mirati, globali e connotati da elevata professionalità.</p>
<p>La seconda dimensione si è andata progressivamente affermando negli ultimi decenni e si articola in quattro grandi filoni che, pur nella loro specificità, talvolta si intersecano e si integrano fra loro:</p>
<p>- le associazioni di volontariato propriamente detto che hanno come finalità il servizio gratuito rivolto ai vari settori dell’emarginazione;</p>
<p>- le tradizionali istituzioni private non a scopo di lucro che gestiscono particolari servizi sociali e che, sia nella legislazione nazionale che in quelle regionali, sono tenute distinte dal volontariato tipico;</p>
<p>- l’associazionismo (ACLI, AGESCI, ARCI, ecc…) che si rivolge ai propri membri per assicurarne la tutela o la crescita psico-fisica e culturale;</p>
<p>- le nuove associazioni che si costituiscono in soggetti giuridici in forma di associazioni di fatto o come cooperative per gestire specifici servizi.</p>
<p>Il volontariato ha queste caratteristiche:</p>
<p>- intende restituire ad ogni cittadino la possibilità di intervenire personalmente per migliorare le condizioni generali del vivere sociale;</p>
<p>- si prefigge l’obiettivo di risvegliare il senso della solidarietà nell’ambito di un comune destino sociale;</p>
<p>- svolge un’azione integrativa e spesso anticipatrice rispetto alle istituzioni statali;</p>
<p>- si articola in azioni preordinate e sistematiche che rifiutano l’estemporaneità e si fondano sulla formazione permanente degli operatori.</p>
<p>Con la Legge-quadro sul volontariato dell’11 agosto 1991 numero 226, lo Stato Italiano, riconoscendo il valore e la funzione sociale del volontariato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, ha stabilito i principi cui le Amministrazioni statali e gli Enti locali devono uniformarsi nei loro rapporti con le organizzazioni di volontariato.</p>
<p>La legge ha disposto, inoltre, l’istituzione di appositi registri tenuti dalle Regioni e dalle Province autonome in cui le organizzazioni di volontariato devono iscriversi se vogliono beneficiare di contributi pubblici e godere di agevolazioni fiscali.</p>
<p><strong>Raffaella Calemme</strong></p>
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		<title>DONNE: QUARANT’ ANNI NON SONO TROPPI PER LAVORARE!</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2008 20:33:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Destiny</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Carriera]]></category>

		<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>

		<category><![CDATA[Donne]]></category>

		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[Over 40]]></category>

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		<description><![CDATA[
Tante sono le donne over quaranta che non riescono a trovare lavoro.
Si tratta di un piccolo campione che fa parte di un gruppo più grande: secondo l’Istat, infatti, settecentomila italiani che hanno superato gli anta cercano un’occupazione e più della metà sono donne.
Alcune hanno perso il posto, altre entrano per la prima volta nel mercato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/04/donne-in-carriera.jpeg" title="QUARANT’ ANNI NON SONO TROPPI PER LAVORARE!"><img src="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/04/donne-in-carriera.jpeg" alt="QUARANT’ ANNI NON SONO TROPPI PER LAVORARE!" /></a></p>
<p>Tante sono le donne over quaranta che non riescono a trovare lavoro.</p>
<p>Si tratta di un piccolo campione che fa parte di un gruppo più grande: secondo l’Istat, infatti, settecentomila italiani che hanno superato gli anta cercano un’occupazione e più della metà sono donne.</p>
<p>Alcune hanno perso il posto, altre entrano per la prima volta nel mercato, magari a seguito di un divorzio. Tutte si trovano davanti agli stessi ostacoli. Tali problemi possono essere superati con una maggior fiducia in se stesse.</p>
<p>Avere il coraggio di mettersi in gioco dopo una certa età non è semplice.</p>
<p>Per superare il senso di inadeguatezza e la paure che assalgono chiunque sia stato per anni estraneo al mondo del lavoro, basta dare un’occhiata alla realtà. I risultati delle ricerche svolte dalle società di selezione del personale sono di grande aiuto.</p>
<p>Secondo i dati, i selezionatori considerano le donne di una certa età più concrete ed efficienti perché ricche di esperienza, sia professionale sia privata. Per superare l’insicurezza e aumentare così il grado di autostima, è necessario che ogni donna faccia leva sulla propria motivazione.</p>
<p>A tal proposito forniscono un aiuto importante libri come “Ancora dalla parte delle bambine” di Loredana Lipperini e “L’autostima” di Willy Pasini, o un blog dove condividere dubbi e speranze con altre donne come <a href="http://www.blog-over40.it/">www.blog-over40.it</a>.</p>
<p>Per aiutare le donne un po’ più adulte sono nate associazioni e sono disponibili anche sportelli aperti.</p>
<p>Fra questi Filo40, Atdal e Lavoro Over40. Sono pronti a dare informazioni e assistenza sia alle donne che si riaffacciano sul mercato sia a quelle che sono alla loro prima esperienza lavorativa. Alle prime servono elasticità e flessibilità perché è probabile che non riescano a ripartire dallo stesso livello.</p>
<p>Soprattutto dovranno vincere le resistenze di capi e colleghi, che diffidano di chi rientra sul posto in età avanzata, magari dopo <span id="more-35"></span>una gravidanza. In questo caso cercare di capire che cosa gli altri si aspettano da noi, anche chiedendolo esplicitamente, dimostra tenacia e voglia di raggiungere l’obiettivo.</p>
<p>Per tutte le over quaranta, comunque, ci sono dei punti fermi. Il curriculum deve essere chiaro: le competenze vanno valorizzate a seconda delle aziende a cui ci si propone. Un modo per avere maggiori chance è seguire vari corsi di aggiornamento, come quelli di informatica e di inglese. Su <a href="http://www.lavoro.gov.it/lavoro/europalavoro">www.lavoro.gov.it/lavoro/europalavoro</a> ce ne sono molti e, in generale, è meglio scegliere quelli proposti o patrocinati da Comuni e Regioni.</p>
<p>Il miglior modo per trovare un posto è fare una ricerca nelle agenzie di collocamento. Quelle on line sono fornite e sempre aggiornate. I settori che oggi offrono maggiori possibilità di impiego sono il commerciale, l’artigianale e il mondo dell’on line.</p>
<p>Per le over quaranta in cerca di lavoro una buona opportunità è quella di mettersi in proprio. Le Camere di commercio offrono agevolazioni e prestiti specifici alle donne per avviare una nuova attività.</p>
<p>Ci sono innumerevoli nuove occasioni. I lavori, infatti, stanno divenendo spesso anche strambi e particolari. L’abitudine di dare ai figli nomi stravaganti sta prendendo piede sempre più non solo a Hollywood, tanto che, per far fronte alla poca fantasia dei genitori, è nata una nuova professione: il consulente di nomi per figli.</p>
<p>na ricerca on line del sito Babycenter.com ha scoperto che il 15% dei genitori pensa che il nome dato ai bambini giocherà un ruolo fondamentale nella loro vita, e perciò non si tratta di una decisone da prendere a cuor leggero: è per questo che molti chiedono aiuto all’esterno. Le coppie sono disposte a sborsare da venticinque dollari ad alcune centinaia, pur di dare un nome di successo al bebé. Per questo i consulenti dei nomi negli ultimi anni si sono moltiplicati, anche se in Italia sono davvero pochi.</p>
<p>Perché allora non riflettere sulla possibilità di intraprenedere questa nuova professione?</p>
<p><strong>Raffaella Calemme</strong></p>
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		<title>A QUANDO NUOVE LEGGI PER FAVORIRE L’OCCUPAZIONE?</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 18:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Destiny</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>

		<category><![CDATA[News]]></category>

		<category><![CDATA[Disoccupazione]]></category>

		<category><![CDATA[leggi]]></category>

		<category><![CDATA[occupazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il problema dell’occupazione interessa chiunque, giovani e non, alla disperata ricerca del famigerato “posto di lavoro”. 
C’è chi insegue i suoi sogni, portati avanti attraverso studi che hanno trasformato i suoi castelli in aria in solide ambizioni e chi, ormai col trascorrere del tempo, si è disilluso, e quindi aspira semplicemente ad un lavoretto, qualunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/04/leggi-occupazione.jpg" title="A QUANDO NUOVE LEGGI PER FAVORIRE L’OCCUPAZIONE?"><img src="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/04/leggi-occupazione.jpg" alt="A QUANDO NUOVE LEGGI PER FAVORIRE L’OCCUPAZIONE?" /></a>Il problema dell’occupazione interessa chiunque, giovani e non, alla disperata ricerca del famigerato “posto di lavoro”. </p>
<p>C’è chi insegue i suoi sogni, portati avanti attraverso studi che hanno trasformato i suoi castelli in aria in solide ambizioni e chi, ormai col trascorrere del tempo, si è disilluso, e quindi aspira semplicemente ad un lavoretto, qualunque esso sia, che gli consenta di potersi costruire un solido futuro.</p>
<p>Il Parlamento italiano ha varato negli anni numerose leggi in aiuto della disoccupazione, con particolare riguardo a quella giovanile.</p>
<p>Di speciale valore storico-sociale è la <strong>legge numero 863 del 1984</strong> che ha avviato i giovani di età compresa fra i quindici e i ventinove anni, regolarmente iscritti nelle liste di collocamento, verso i contratti di formazione e lavoro. Si tratta di contratti di lavoro a tempo determinato, per un periodo massimo di due anni, caratterizzati da attività di formazione professionale alle dipendenze di un imprenditore che, come contropartita da parte dello Stato, fruisce di specifici sgravi nel versamento dei contributi obbligatori.</p>
<p>Al termine del contratto, il giovane, che può essere assunto dalla stessa ditta presso la quale si è formato, riceve un attestato che certifica il tirocinio professionale svolto e che è, pertanto, immediatamente spendibile nel mercato del lavoro.</p>
<p>Sfortunatamente, come troppo frequentemente accade, i contratti di formazione e lavoro hanno raggiunto solo in parte gli obiettivi prefissati e non sono stati pochi i casi di abusi.</p>
<p>Un’altra importante legge per favorire l’occupazione è la legge Treu, così chiamata in onore del ministro del lavoro Tiziano Treu che l’ha presentata. Stiamo parlando della <strong>legge numero 196 del 1997 </strong>che ha offerto un’opportunità d’impiego ai giovani residenti nel Mezzogiorno e nelle province più colpite dalla disoccupazione.</p>
<p>La legge consta di due strumenti: i lavori di pubblica utilità con progetti simili a quelli dei lavori socialmente utili (ad esempio servizi alle persone, recupero dei beni culturali, tutela dell’ambiente…) e le borse di lavoro per <span id="more-32"></span>svolgere tirocinio in aziende medio-piccole, in studi professionali, in laboratori di artigianato, nel settore manifatturiero, nel commercio, in alberghi e ristoranti, nel settore dei trasporti e delle comunicazioni…</p>
<p>Il problema della mancanza di lavoro è, senza dubbio, estremamente complesso e non può essere avviato a soluzione senza l’azione energica e coordinata di tutte quelle forze istituzionali e sociali cui è demandato l’arduo compito di incanalare il consesso civile verso strade di civiltà e di progresso. Nello specifico, il fenomeno dei ragazzi che abbandonano la scuola per lavorare in nero è uno dei fenomeni più vistosi ed è l’inquietante segnale di una crisi economica e morale senza precedenti, una situazione di grande emergenza che impone radicali interventi di risanamento politico ed economico uniti a mirare azioni di vigilanza e di repressione degli illeciti.</p>
<p>La scuola è chiamata ad un’efficace opera preventiva nel senso di creare le condizioni per la fruizione delle migliori opportunità educative, ma ciò non è sufficiente se poi il minore, una volta rientrato a casa al termine delle attività scolastiche, si trova dinanzi ad usuali situazioni di degrado e ad urgenze di natura economica che fanno passare in secondo piano tutti i precedenti risultati formativi.</p>
<p>Il fenomeno è stato ampiamente analizzato a vari livelli. E’ ora, dunque, di abbandonare l’ormai sterile retorica dei convegni e delle tavole rotonde sul tema ed accantonare gli interventi episodici ed estemporanei per progettare tutti insieme, ciascuno per la propria parte di competenza, nuovi scenari di vita civile e far entrare così il nostro Paese in Europa a tutti gli effetti. Perché per quanto riguarda la questione “lavoro”, siamo ancora lontani anni luce dai nostri partner comunitari.</p>
<p> </p>
<p><strong>Raffaella Calemme</strong></p>
<p class="akst_link"><a href="http://lavoro.noiblogger.com/?p=32&amp;akst_action=share-this"  title="Invia il post via mail o salvalo in uno dei servizi di bookmarking sociale..." id="akst_link_32" class="akst_share_link" rel="nofollow">Condividi</a>
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		<title>IMPARIAMO AD ORGANIZZARE IL NOSTRO LAVORO</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 18:13:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Destiny</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Organizzazione]]></category>

		<category><![CDATA[lavorare]]></category>

		<category><![CDATA[tempo]]></category>

		<category><![CDATA[Ufficio]]></category>

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Un piano di lavoro ordinato è spesso la base di partenza per evitare sprechi di tempo e per lavorare con efficienza. Una scrivania caotica rimanda un’idea di disorganizzazione che non fa di certo bene alla nostra immagine e al nostro lavoro.
Se poi ci rendiamo conto che impieghiamo più di un minuto per trovare qualcosa che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/04/scrivania-ordine.jpg" title="IMPARIAMO AD ORGANIZZARE IL NOSTRO LAVORO"><img src="http://lavoro.noiblogger.com/files/2008/04/scrivania-ordine.jpg" alt="IMPARIAMO AD ORGANIZZARE IL NOSTRO LAVORO" /></a></p>
<p>Un piano di lavoro ordinato è spesso la base di partenza per evitare sprechi di tempo e per lavorare con efficienza. Una scrivania caotica rimanda un’idea di disorganizzazione che non fa di certo bene alla nostra immagine e al nostro lavoro.</p>
<p>Se poi ci rendiamo conto che impieghiamo più di un minuto per trovare qualcosa che sta sulla nostra scrivania, dobbiamo allora correre ai ripari, magari ponendo un po’ d’attenzione a quanto vi raccomando di seguito.</p>
<p>Il tempo utilizzato per mantenere in ordine la nostra scrivania non sarà mai sprecato. Prendiamo la sana abitudine di chiudere la giornata d’ufficio dedicando alcuni minuti a questa attività. Così, il mattino seguente avremo uno spazio pronto ad accoglierci e a stimolare le nostre capacità.</p>
<p>Teniamo a portata di mano gli oggetti che usiamo più frequentemente e riponiamo gli altri in un cassetto. Lo stesso valga per i documenti, l’archivio serve a tenere in ordine tutto ciò che al momento non è utile.</p>
<p>Se qualcosa non serve più e crediamo di potercene sbarazzare, non esitiamo a usare <span id="more-31"></span>il cestino. Facciamo riferimento a raccoglitori differenti per i documenti da leggere e per quelli che attendono di essere archiviati.</p>
<p>Troviamo un posto preciso per ogni oggetto in modo da recuperarlo facilmente quando ci serve, ad esempio teniamo la cancelleria in ordine in un a scatola.</p>
<p>L’ordine iniziale può non essere sufficiente se il nostro metodo di lavoro porta in breve ad un caos difficile da gestire. Impariamo a migliorare il nostro rapporto con la scrivania.</p>
<p>Guardiamo al nostro lavoro come ad una linea di assemblaggio e disponiamo sulla scrivania da una parte i documenti ancora da vagliare, dall’altra quelli già esaminati.</p>
<p>Assegniamo uno spazio ai documenti sulla scrivania anche in relazione ad altri criteri. Ad esempio possiamo dividere il materiale di lavoro secondo l’urgenza, oppure per importanza. Quest’operazione, ovviamente, ha bisogno di una valutazione rapida non appena la pratica arriva nel nostro ufficio.</p>
<p>Come dice un noto proverbio “il tempo è denaro”, la veridicità di questo motto non si è persa nel tempo. Il tempo è una risorsa rara e preziosa che va gestita con oculatezza, usando accorgimenti che ci aiutino ad evitare sprechi o inefficienze.</p>
<p>Poniamoci domande del tipo: sono puntuale o spesso sono in ritardo? Sono capace di delegare ad altri? Sono in grado di sfruttare le nuove tecnologie per risparmiare tempo?</p>
<p>Compariamo la successione degli impegni con l’andamento quotidiano delle nostre energie. Spesso ci dedichiamo ad un affare quando le nostre attenzioni sono ormai svanite.</p>
<p>Domandiamoci, inoltre, se il carico di lavoro che assumiamo di solito non sia troppo eccessivo. Una regola d’oro per il buon manager è saper delegare al momento giusto alla persona giusta. Altrimenti corriamo il rischio di non aver tempo per i compiti di maggior rilievo.</p>
<p>Dopo aver analizzato il modo in cui abitualmente gestiamo il nostro tempo, dobbiamo giungere alla sua correzione.</p>
<p>Parola d’ordine è organizzazione: affrontiamo ogni giornata avendo bene in mente cosa ci aspetta in ufficio.</p>
<p>Fissiamo gli appuntamenti più importanti nei momenti in cui sappiamo di poter dare il meglio, assegnando ai momenti vicini alle pause i compiti meno impegnativi: lettura di quotidiani, uno sguardo alla posta elettronica, una chiacchiera con i colleghi…</p>
<p>Infine, impariamo a guardare in maniera critica al nostro lavoro.</p>
<p>Chiediamoci se possiamo fare qualcosa in minor tempo senza però sacrificare la qualità!</p>
<p><strong>Raffaella Calemme</strong></p>
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</p>]]></content:encoded>
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